hei!
October 28, 2007
c’è la nebbia.
l’altra stanza vuota, è vuota, e chiusa a chiave.
ho sentito emily, è a nizza; e mi dice “vincenzo, mi manchi”, con il suo adorabile accento californiano.
ho mangiato le camille. hei le camille! avete idea? mi ricordano mia madre, che le comprava e le metteva in borsa. e me le passava, tipo quando andavamo in campagna, a prendere l’olio. un pomeriggio, di cui ricordo solo i colori, scoloriti, una polaroid.
fuori c’è la nebbia, e i taxi.
qui i taxi li chiami come si fa a new york. alzi la mano e
hey taxi! devo tornare a casa, ora mia accomodo sui sedili, con il mio vodkamartini nello stomaco e faccio finta che questo incontro tra me e te, tassista, non sia mai avvenuto.
anzi nell’istante in cui infilerò le mani in tasca per cercare le chiavi di casa, avrò dimenticato la tua faccia. e l’odore della tappezzeria.
questa città è strana. non ha una identità. nessuno ha una casa. tutti nelle case ci stanno per poco tempo, lo stretto necessario. nessuno appende quadri ai muri.
nessuno si ricorderà mai di:
crepe nel muro
umido
frigoriferi che si chiamano “kelvinator”
parquet scricchiolante
armadi bianchi.
stamattina non ho rifatto il letto.
cioè ho solo ricoperto le lenzuola stropicciate
con il piumone, e ho avuto pure il coraggio di tirarlo ai lati,
far finta di aver fatto il letto davvero.
ecco, ora mi comincio a prendere per il culo da solo.
vorrei riabbracciare i miei amici. per un minuto, tutti insieme, senza dire nemmeno una sillaba.
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pur io mi prendo per il culo da sola quando sciacquo i bicchieri sotto l’acqua senza detersivo